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Piazza Grande

La Guida di Modena

Piazza Grande

 

Audioguide a 4 euro (6 euro la coppia) presso:
                     IAT (Piazza Grande, 14)
                     Musei del Duomo (Via Lanfranco, 6)
App gratuita
unesco.modena.it

 

 

Assieme alla Cattedrale e alla Torre Civica Ghirlandina, dal 1997, anche la Piazza è stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità UNESCO. Da sempre essa è il cuore dell’intera città, il luogo dove si incontrano potere religioso – il Duomo – e temporale – il Palazzo del Comune. Qui sono avvenute tutte le vicende che hanno segnato la città, dalla sepoltura del Patrono San Geminiano nel 397 all’edificazione della chiesa, dalla nascita del libero comune con sede nell’attuale Municipio alle esecuzioni capitali, dai combattimenti e dagli alberi della libertà in epoca rivoluzionaria alle processioni e messe solenni, fino al mercato giornaliero che la rese “piazza delle erbe” fino ai primi del Novecento.
Nata nel XII secolo, la piazza assunse il nome di Grande nel Seicento. La sua forma cambiò numerose volte nel corso dei secoli, fino a raggiungere quella attuale grosso modo quadrangolare, con le propaggini dietro le absidi del Duomo, in Piazza Torre°° e su Corso Duomo, a formare un unico spazio aperto attorno alla Cattedrale.
L’intera scena è dominata dal fianco meridionale del Duomo, con le due Porte, dei Principi e Regia, il pulpito e le iscrizioni. Dietro si staglia la bellissima torre Ghirlandina, simbolo della città. L’angolo di nord-est è invece occupato dalla facciata principale del Palazzo Comunale, con l’ampio portico seicentesco e la torre dell’Orologio col balcone dell’Immacolata. A ovest, invece, il Palazzo dell’Arcivescovado si caratterizza per le semplici linee in laterizio. Le targhe che gli sono affisse celebrano martiri modenesi barbaramente uccisi, proprio in piazza, nel 1944. Di fronte alla Cattedrale, il lato sud della Piazza venne occupato dal 1883 al 1967 dal Palazzo di giustizia, con un bel porticato, colonne e statue, che sostituì precedenti case popolari. Oggi, però, esso è sostituito dal palazzo progettato da Giò Ponti con undici archi e linee essenziali. Guardandolo, la strada a sinistra è via Albinelli, che conduce in piazza XX Settembre e al caratteristico Mercato Coperto°°, quella a destra è invece via Selmi, che porta all’incrocio con via dei Servi° (da qui la vista migliore sul complesso Duomo-Municipio).

Oltre a tali elementi ‘maggiori’, in Piazza si segnalano alcune particolarità tutte modenesi.
Dietro alle absidi del Duomo, infatti, la cosiddetta Preda Ringadora è un grande blocco di calcare ammonitico rosso veronese dalla storia estremamente curiosa. La Pietra venne usata, nel Medioevo, alternativamente, come pietra del vituperio (un cittadino, la cui impresa era fallita con dolo, veniva costretto a indossare un cappello con una C – abbreviazione di cedo bonis – poi doveva, in giorno di mercato, girare intorno alla piazza seguito da un trombettiere e per tre volte fregare il sedere nudo su un angolo della pietra, unto con urticante olio di trementina: così facendo poteva essere assolto), come palco per arringare la folla (da cui il nome dialettale), come luogo dove esporre i morti violentemente in attesa che venissero riconosciuti e, probabilmente, come sede di alcune esecuzioni (come la cosiddetta lingua di giova: a chi bestemmiava ripetutamente veniva conficcato, servendosi della pietra come appoggio, un chiodo nella lingua).
Vicino alla pietra, oltre alla targa (posta per terra) che ricorda l’iscrizione del sito nella lista UNESCO, ai lati dell’arco alla base della torre dell’orologio sono ancora visibili le stelle nere con la faccia di Garibaldi, simbolo del Fronte Democratico Popolare, dipinte per le elezioni del 1948.

Ogni carnevale, nel giorno di giovedì grasso, la maschera cittadina, Sandrone, con la moglie Pulonia e il figlio Sgurghighelo – caso raro in Italia di discorso tenuto dal Municipio, e dovuto all’antica tradizione di cui la festa gode in città – si affaccia dal balcone per tenere il suo sproloquio, in cui non manca di prendere in giro le autorità comunali e di commentare i fatti dell’anno trascorso.

Un’altra particolarità della piazza si trova all’angolo del Palazzo Comunale con via Castellaro, murata allo spigolo del Municipio accanto all’ultima arcata: si tratta della statua della Bonissima, uno dei simboli della città. Le versioni circa la sua origine sono molte, ma quel che è certo è la sua antichità: venne infatti scolpita sicuramente prima del 1268, probabilmente in contemporanea alle metope del Duomo. Quanto al significato di questa donna vestita semplicemente con una lunga treccia di capelli sulla spalla, c’è chi dice raffiguri Matilde di Canossa, ai cui possedimenti Modena apparteneva; secondo altri si tratterebbe di una benefattrice, Bona, che donò frumento durante una carestia; la versione più accreditata la vuole però simbolo – da cui il nome – dell’Ufficio della Buona Stima, cioè quell’organo del comune che doveva garantire l’affidabilità delle misure (come quelle scolpite sull’abside centrale della Cattedrale).